Aggressività-in-sanitàdi Manuela Zorzi

Per aggressività intendiamo la manifestazione di atteggiamenti e comportamenti volti ad arrecare un danno fisico o psicologico ad un’altra persona. Le teorie psicologiche ne mettono in evidenza le diverse sfaccettature nell’intenzionalità, nell’obiettivo, nella componente istintuale e nelle dinamiche emotive che precedono un comportamento aggressivo.

Negli ambienti di lavoro i comportamenti aggressivi , sia nei rapporti tra colleghi sia nei rapporti con terzi come clienti, utenti o pazienti, rappresentano un grosso problema che si ripercuote sul benessere personale, relazionale e sulla produttività e la resa lavorativa.

In particolare nell’ambiente socio-sanitario i medici, gli infermieri e gli operatori sono a rischio più elevato in quanto sono a contatto diretto con il paziente e devono gestire rapporti caratterizzati da una condizione di forte emotività sia da parte del paziente che dei familiari, che si trovano in uno stato di vulnerabilità, frustrazione e perdita di controllo.

I sanitari che si trovano a gestire situazioni di conflittualità con forte componente aggressiva vivono un forte disagio. Sono numerosi gli episodi di lamentela, critica dell’operato, attacco e denuncia da parte di pazienti o familiari, che sfociano in minacce o in veri e propri comportamenti aggressivi verbali o fisici ai danni dei medici, degli infermieri e degli operatori.

La prevenzione e la gestione di tali episodi richiede un lavoro importante a livello organizzativo che miri a ridurre al minimo i fattori di rischio attraverso lo studio e la messa a punto di procedure di sicurezza idonee, previa analisi approfondita degli eventi scatenanti, degli ambienti/reparti più esposti al rischio e delle caratteristiche dell’operatore e della sua mansione.

Tuttavia riteniamo che un’attenzione particolare vada riservata al lavoro sull’incremento di competenze nei sanitari per riconoscere e intercettare i segnali di aggressività nei pazienti e nei famigliari e avere così maggior controllo e potere di gestione. Tale lavoro concerne in parte l’acquisizione di abilità comunicative che favoriscano la collaborazione reciproca, ma deve comprendere una consapevole conoscenza delle dinamiche legate all’aspettativa e alla frustrazione.

Negli equilibri relazionali l’aspettativa gioca un ruolo cruciale, a maggior ragione in una relazione squilibrata in cui il bisogno di aiuto e la perdita di controllo muovono paure profonde. Se definiamo l’aspettativa come l’attesa nutrita circa la qualità delle prestazioni sono facili da intuire le ricadute per chi ha bisogno di aiuto per ripristinare uno stato di salute e benessere perduto.

Pertanto la messa a punto di aggiustamenti organizzativi, logistici o comunicativi e relazionali deve partire dalla comprensione di quanto avviene, non solamente nelle manifestazioni esteriori dei comportamenti aggressivi o minacciosi, ma anche nelle pieghe dell’animo umano, dove nascono i “progetti bellici”.

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