Intervista-infortunidi Antonio Zuliani

Quando si esamina un infortunio sul lavoro si utilizzano spesso le testimonianze delle persone presenti, compreso l’infortunato: ovvero si fa leva sui loro ricordi.

La memoria non è una registrazione di fatti, bensì una ricostruzione nella cui formulazione si mescolano frammenti di memoria reale con altre informazioni, al fine di raggiungere un resoconto ineccepibile. Questo perché il cervello fatica a tollerare un avvenimento incompleto e quindi per raggiungere questo obiettivo va a pescare da altre fonti le informazioni mancanti.

Nella misura in cui l’evento è stato improvviso e inatteso (d’altra parte queste sono le condizioni nelle quali avvengono incidenti ed errori) è importante essere consapevoli di come vengono formulate le domande volte a chiarire l’evento:

le parole usate possono determinare il racconto che la persona ne farà. Come mostra il fenomeno cognitivo dell’ancoraggio, c’è la concreta possibilità di influenzare, volontariamente o meno, la risposta delle persone semplicemente cambiando la forma della domanda.

Loftus e Palmer (1974) hanno condotto una serie di esperimenti nei quali veniva mostrato per pochi secondi il video di un incidente automobilistico tra due auto.

Agli spettatori venivano poste alcune domande relative, ad esempio, al colore, alla marca delle automobili e alla velocità delle stesse. Ebbene, se tutti i partecipanti all’esperimento hanno risposto nel medesimo modo alle domande relative al colore e alla marca delle automobili, la loro valutazione sulla velocità delle stesse cambia in modo significativo. Questo perché i ricercatori non hanno posto esattamente la stessa domanda: ad alcuni era chiesto di stimare la velocità delle automobili “urtate”, ad altri “andate a sbattere”, “entrate in collisione”, “colpite” oppure “fracassate”. Queste diverse formulazioni hanno fatto sì che gli spettatori fossero condizionati nella loro valutazione, aumentando la velocità stimata in relazione al valore simbolico offerto dalla frase utilizzata.

Questo effetto àncora si è dimostrato significativo anche quando, successivamente, è stato chiesto alle stesse persone se nella scena dell’incidente vi fossero dei vetri in frantumi. Ebbene: coloro che avevano valutato più alta la velocità erano propensi a ritenere che vi fossero dei vetri sulla scena, diversamente da coloro che erano stati indotti a ritenere bassa la velocità delle due automobili.

Come si vede l’effetto condizionante della domanda originaria determina anche la costruzione mnemonica dell’evento, fino a fissare la costruzione di un falso ricordo, al quale la persona aderisce senza rendersi conto di essere indotta a confondere le fonti delle informazioni: l’immagine recuperata dalla memoria e le parole cha hanno stimolato questo recupero. La Loftus non pone domande falsi, ma semplicemente forvianti.

Senza l’attenzione a questo fenomeno, un intervistatore genera una ricostruzione che risponde alle sue attese, più che alla realtà dei fatti.